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Kebony e legni modificati
Alternative sostenibili al teak per esterni

Tavolobello Srl

In 30 secondi
• Perché cercare alternative al teak: costi alti, disponibilità variabile, requisiti di tracciabilità sempre più stringenti.
• Kebony: legno modificato per furfurilazione → alta durabilità e stabilità senza biocidi aggiunti; adatto a decking e facciate.
• Altre opzioni: Accoya (acetilazione) e ThermoWood (termotrattamento) coprono esigenze diverse per esterni.
• Manutenzione: tutte le soluzioni grigiano al sole; con finitura corretta si allungano i cicli, ma la posa (ventilazione, sigillatura teste, inox) è decisiva.
• Scelta pratica: valuta classe di durabilità, uso previsto (facciata/deck/contatto con suolo) e ciclo di finitura in base al contesto (mare, montagna, città).

Kebony e legni modificati: alternative sostenibili al teak per esterni


di un membro dello staff Tavolobello
Il teak resta un riferimento per l’esterno: durevole, stabile, con un’oleosità naturale che aiuta molto all’aperto. Ma non è l’unica strada. Negli ultimi anni legni modificati come Kebony, Accoya e i termotrattati hanno dimostrato di poter fare (molto) bene su facciate, decking, frangisole e arredi da esterno, con una gestione più prevedibile della filiera e prestazioni misurabili. In questa guida mettiamo ordine: come sono fatti, quanto durano, come si mantengono e quando scegliere l’uno o l’altro in modo consapevole.

Perché cercare alternative al teak


• Prezzo e disponibilità: oscillazioni importanti e selezioni “veramente buone” sempre più rare.
• Tracciabilità: le regole europee sulla deforestazione (EUDR) spingono verso filiere documentate; i legni modificati partono spesso da conifere o latifoglie di crescita rapida con filiere certificate.
• Coerenza estetica: profili e finiture moderne richiedono stabilità dimensionale elevata per ridurre fessurazioni, giunti aperti e vernici che faticano a restare in sede.

Kebony: come funziona la furfurilazione


Kebony nasce impregnando il legno (perlopiù conifere selezionate) con alcol furfurilico ricavato da biomasse; il monomero polimerizza dentro la parete cellulare e “riempie” la microstruttura del legno. Risultato:
• maggiore stabilità dimensionale (meno rigonfiamenti/ritiri),
• alta durabilità biologica (meno acqua disponibile per funghi),
• assenza di biocidi aggiunti nel prodotto finito.
Il materiale resta legno a tutti gli effetti (si lavora, si incolla, si rifinisce), ma con un comportamento più prevedibile all’esterno.

Dove si usa bene: decking e rivestimenti di facciata, frangisole, arredi outdoor. L’aspetto varia: la versione “clear” è molto uniforme; le versioni basate su specie con nodi lasciano un look più “naturale”. Tutte, come ogni legno, ingrigiscono al sole se lasciate a finire naturalmente.

Accoya e legni termotrattati: le altre due famiglie da conoscere



Accoya (acetilazione)
Modifica chimica che sostituisce gruppi idrofili con gruppi acetile; abbassa l’assorbimento d’acqua e porta a stabilità e durabilità molto elevate. Apprezzato in serramenti e facciate, funziona bene anche a pavimento con il giusto profilo.

ThermoWood (termotrattamento)
Legno riscaldato ad alta temperatura in ambiente controllato: si riduce l’umidità di equilibrio e migliorano stabilità e durabilità. È spesso più fragile meccanicamente rispetto al legno di partenza; per decking conviene scegliere profili adeguati, spessori generosi e fissaggi ben progettati.

Durabilità e stabilità all’esterno: come orientarsi
• Classe di durabilità (EN 350): indica la resistenza all’attacco biologico. Le versioni premium di Kebony e Accoya sono normalmente nella fascia alta; i termotrattati di qualità raggiungono in genere classi intermedie (dipende da specie e processo).
• Use Class (EN 335): dice dove puoi usare quel legno (fuori terra, a contatto con il suolo, in acqua dolce, ecc.). Per esempio, molte soluzioni modificate coprono Use Class 3 (esterno esposto, fuori terra) e in alcune specifiche linee arrivano a Use Class 4 (contatto con suolo/freshwater) secondo le indicazioni del produttore.
• Stabilità dimensionale: più è alta, più reggono profili lunghi, giunzioni e finiture; è determinante in facade design e per profili decking a basso gioco.
Bada al dato di targa del prodotto specifico (linee “clear” vs “character”, specie di partenza, profili). La “famiglia” dice molto, ma è la scheda tecnica a chiudere il cerchio.

Estetica: grigio naturale o protezione colore?
Tutti i legni fotoinvecchiano: la lignina degrada e compare il grigio. Non è un difetto; molti progettisti lo cercano. Se preferisci mantenere il tono (miele, bruno, noce), servono finiture con filtri UV e manutenzione periodica.
• Look naturale (senza film): accetta il grigio. Manutenzione: lavaggi delicati, eventuale “refresh” con prodotti neutralizzanti grigio.
• Look protetto (con film/olio): scegli oli pigmentati o velature specifiche per esterno e rinnova quando il colore “scarica”. Su rivestimenti verticali, i tempi si allungano; su decking la manutenzione è più frequente (sole + calpestio).

Posa a regola d’arte: conta più di metà del risultato
1. Ventilazione: sottostruttura che respira. Niente ristagni d’acqua.
2. Fissaggi: inox A2/A4; viti preforate alle teste, distanze costanti (rispetta le tabelle del produttore).
3. Teste sigillate: riducono l’assorbimento capillare e le microfessurazioni.
4. Distanze dal suolo: anche con legni “Use Class 4”, l’aria sotto il tavolato allunga la vita di tutto il sistema.
5. Dettagli che drenano: gocciolatoi, luce tra le doghe, pendenze minime su balconi e passerelle.

Decking vs facciate: scelte mirate
Decking
• Scegli profili antiscivolo o spazzolati; valuta l’esposizione (mare, piscina, bosco).
• Oli pigmentati proteggono di più dal sole; accettando il grigio naturale la manutenzione si semplifica, ma programma lavaggi periodici.
Facciate & frangisole
• Profili lunghi, giunti nascosti e fissaggi invisibili beneficiano di legni molto stabili (Kebony/Accoya).
• Orienta i tagli di testa lontano da zone di ristagno; cura molto le testate e l’areazione retro-doghe.
• Le velature colorate “uniformano” il grigio nel tempo; in climi severi sono più prevedibili dei trasparenti.

Confronto sintetico
• Kebony (furfurilato): ottimo mix durabilità + stabilità, look caldo che vira al grigio con eleganza; valida scelta per decking e facciate moderne.
• Accoya (acetilato): stabilità al top, grande ritenzione delle vernici; amatissimo in serramenti e rivestimenti “a taglio pulito”.
• ThermoWood (termotrattato): soluzione economica e sostenibile per molti rivestimenti; su decking preferisci profili e spessori adeguati e posa impeccabile.
• Teak: resta un campione naturale, ma richiede budget e una filiera ben documentata; alternative modificate sono competitive su prevedibilità e stabilità.

Manutenzione: cosa aspettarti davvero


• Pulizia ordinaria: acqua, spazzole morbide, detergenti delicati per esterni.
• Rinnovi: con oli/velature pigmentate, calendario annuale/biennale (deck) e più lungo per facciate.
• Ripristini: carteggiature leggere e nuovi cicli sono facilitati dalla stabilità del supporto (meno fessurazioni → film che non “saltano” a scaglie).

Sostenibilità e normativa
Molti legni modificati partono da materie prime certificate (FSC/PEFC) e non richiedono biocidi aggiunti nel manufatto. In ottica regolatoria (EUDR) aiutano a presentare tracciabilità più semplice rispetto a tropicali naturali. Resta fondamentale: documentazione del lotto, catena di custodia, schede tecniche con classe di durabilità/Use Class.

Quando scegliere Kebony (e quando no)
Sì, se… cerchi un materiale stabile e durevole per decking/facciate, con un aspetto caldo che ingrigisce bene e una manutenzione chiara.
Meglio altro se… vuoi profili laccati/coperti “tirati a raso” con vernici longeve (qui spesso Accoya è imbattibile) oppure hai bisogno di resistenze meccaniche molto elevate a urto/taglio (valuta specie dense o sistemi compositi).

FAQ
Kebony contiene biocidi?
No: la durabilità deriva dalla modifica della parete cellulare tramite furfurilazione; nel prodotto finito non si aggiungono biocidi.

Ingrigisce come il teak?
Sì: al sole ingrigisce naturalmente. Puoi rallentare/gestire il processo con oli/velature pigmentate e manutenzione periodica.

È adatto vicino al mare?
Sì, con posa corretta (inox A4, ventilazione, dettagli che drenano) e ciclo di finitura coerente con esposizione salina e vento.

Meglio oliarlo o lasciarlo naturale?
Dipende dal risultato: naturale = grigio e manutenzione semplice; oliato/velato = colore più stabile, rinnovi programmati.

Quanto dura rispetto al teak?
In facciata e decking, Kebony e altri modificati di fascia alta offrono durabilità e stabilità comparabili per uso esterno se progettati e mantenuti correttamente; il vantaggio pratico è la prevedibilità della fornitura e della posa.

Conclusione
Kebony e, più in generale, i legni modificati hanno cambiato il progetto outdoor: meno variabilità, più stabilità, durabilità elevata e cicli di manutenzione più chiari. Il teak resta nobile, ma oggi la scelta “giusta” si fa sul contesto: clima, dettagli costruttivi, finitura desiderata e gestione nel tempo. Con le informazioni corrette: classe di durabilità, Use Class, schede tecniche alla mano, trovi l’alternativa sostenibile che lavora davvero per il tuo esterno.



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