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Sapele vs Mogano
Il nuovo mogano per chi cerca tono caldo

Tavolobello Srl

In 30 secondi
• Che cos’è il sapele: legno africano (Entandrophragma cylindricum) dal tono caldo, venatura “ribbon” e durezza medio-alta; spesso proposto come alternativa al mogano.
• Mogano, ma quale? Nel mercato “mogano” indica sia il mogano vero americano (Swietenia macrophylla) sia il cosiddetto mogano africano (Khaya spp.). Prestazioni, colore e prezzo non sono identici.
• Scelte pratiche: sapele = look caldo con figura scenografica e prezzo più accessibile; mogano vero = stabilità e lavorabilità superiori, tono classico; Khaya = via di mezzo, più leggero e conveniente.
• Finiture: olio/cera per esaltare la profondità, vernici opache anti-impronta per uso intensivo, gommalacca/lacca per pezzi classici.
• Sostenibilità: preferire filiere certificate e provenienze tracciabili; per il mogano americano esistono anche vincoli CITES.

Sapele vs Mogano: il “nuovo mogano” per chi cerca tono caldo

di un membro dello staff Tavolobello

Da anni, quando un cliente chiede “un legno caldo, con quella profondità tipica del mogano ma più accessibile”, la conversazione finisce quasi sempre lì: sapele. Non è un vezzo di marketing: il sapele (Entandrophragma cylindricum) somiglia al mogano per colore e atmosfera, ma ha una sua personalità fortissima: vena “a nastro” (ribbon stripe) nelle segagioni in quarto, figure pomelé o quiltate sulle tavole selezionate, un colpo d’occhio che in ambiente moderno sta benissimo.

Dall’altra parte, “mogano” nel parlato significa tante cose: il mogano vero americano (Swietenia macrophylla), che ha scritto la storia dell’ebanisteria, e il cosiddetto mogano africano (Khaya spp.), più leggero e diffuso. Qui sotto mettiamo ordine: che differenze ci sono davvero, come si lavorano, quali finiture rendono meglio, cosa aspettarsi nel tempo e come scegliere con la testa in base al progetto.

Identità botanica
• Sapele → Entandrophragma cylindricum, Africa equatoriale. Colore bruno-rossastro, striature scure, fibra spesso intrecciata (interlocked).
• Mogano vero → Swietenia macrophylla (e altre Swietenia), America Centro-Meridionale. Tono dal rosato al bruno dorato, vena regolare, grande stabilità.
• “Mogano africano” → Khaya spp. (Khaya ivorensis, ecc.). Estetica mogano-like, densità inferiore, costo spesso più contenuto.

Perché importa? Perché da queste differenze derivano peso, durezza, facilità di lavorazione, comportamento al variare dell’umidità e, in definitiva, il risultato estetico che porti a casa.

Durezza, stabilità e lavorazioni: cosa cambia al banco

Sapele
Più duro e denso del mogano vero medio. Resiste bene agli urti e ai segni d’uso, ma la fibra intrecciata può creare tear-out (strappi) in piallatura e fresatura se non tieni affilatissimo e con passate leggere. In incollaggio e finitura si comporta bene; in tornitura la figura “prende luce”.

Mogano vero (Swietenia)
È la quintessenza della lavorabilità: si pialla, si fresa, si incolla e si rifinisce con una facilità che mette di buon umore. Ha stabilità dimensionale eccellente: se stagionato bene, è uno dei legni più “prevedibili” che ci siano. È anche mediamente più morbido del sapele: sui piani molto trafficati può segnarsi prima, ma si ripristina bene.

Khaya (mogano africano)
Sta nel mezzo: più leggero e facile del sapele, meno regolare del mogano vero. Ottimo compromesso quando vuoi tono mogano senza salire di prezzo o peso.

Tradotto per chi progetta un tavolo o un top
• Vuoi presenza scenografica e superficie che “regge” bene l’uso quotidiano? Il sapele è una scelta onesta, a patto di affidare la lavorazione a chi sa domare la fibra intrecciata.
• Vuoi facilità assoluta di lavorazione, profilo pulitissimo e stabilità da manuale? Il mogano vero è ancora il riferimento (con il relativo prezzo).
• Vuoi look caldo a budget equilibrato? Considera il Khaya.

Colore e figure: caldo sì, ma con caratteri diversi
• Sapele: bruno-rosso con striature scure, spesso ribbon stripe in taglio quarto. In luce radente ha quell’effetto seta che piace così tanto negli interni contemporanei. Le tavole figurate (pomméle, quilt) sono pezzi “statement”.
• Mogano vero: parte rosato-dorato e matura verso un ambra caldo molto elegante. La venatura è più regolare, ideale se cerchi un classico “pulito” senza troppa figura.
• Khaya: simile al mogano vero, di solito un filo più chiaro e meno denso; rende bene con finiture trasparenti opache.

Resistenza naturale e usi tipici


Parliamo di interni (tavoli, top, arredi). Tutti e tre rendono al meglio indoor con finiture adeguate. In esterno scoperto non sono alternative al teak: pur avendo alcune doti, il loro habitat “per natura” resta l’interno o l’esterno protetto (verande coperte, porticati, se ben finiti e mantenuti).

Usi tipici: piani di tavolo, ante e frontali, cornici, boiserie, elementi torniti, strumenti musicali (il sapele, ad esempio, si vede in casse e fondi proprio per la sua figura), telai e componenti di ebanisteria.

Finiture: quale scegliere per non “plastificare” (e vivere sereni)
• Vernice UV opaca (4 - 10 gloss)
Se l’uso è intenso (famiglie, open space), la UV opaca regala un opaco profondo anti-impronta, ottima resistenza a macchie (vino, caffè, olio) e graffi leggeri. Sul sapele la figura resta leggibile, sul mogano vive di una luce più “morbida”. È la più pratica da pulire; i ritocchi fai-da-te non sono il suo forte.
• Olio/olio-cera (hardwax)
Tatto caldissimo e poro ben percepibile. Sul sapele enfatizza i nastri e i riflessi; sul mogano vero tira fuori la profondità tipica. Richiede manutenzione blanda nel tempo (micro-levigatura fine + mano sottile), ma si ripristina in modo casalingo.
• Gommalacca/lacca (pezzi classici)
Il mogano vero sotto gommalacca è un classico intramontabile (se l’uso è gentile). Sul sapele funziona bene, ma su tavoli “da battaglia” preferiamo opachi moderni.
Consiglio pratico: se vuoi mantenere un tono neutro (evitando viraggi troppo “rame”), scegli topcoat con stabilizzatori UV e limita sole diretto prolungato.

Pulizia e manutenzione


• Quotidiano: microfibra + detergente pH neutro, mai a spruzzo diretto sul piano ma sul panno; asciuga sempre.
• Macchie: intervenire subito; niente ammoniaca, candeggina, solventi forti o spray siliconici.
• Calore: sottopentola sempre; nessuna finitura ama pentole roventi.
• Oli/cere: quando il piano sembra “asciugato”, micro-levigatura 320 - 400 e mano sottile, senza creare strati pesanti.

Costi e disponibilità: perché il sapele è così richiesto


Il mogano vero americano è diventato nel tempo più raro e regolato (anche con vincoli CITES). Questo ha spinto designer e falegnami a cercare alternative estetiche e meccaniche coerenti ma più disponibili: qui entra il sapele, che offre tono caldo, figura iconica e una durezza che sui piani torna utile, spesso a un prezzo più accessibile. Il Khaya è la variante “light” quando serve alleggerire il budget e il peso, mantenendo il family-feeling.

Sostenibilità e conformità: cosa chiedere al fornitore
• Specie dichiarata (nome scientifico) e provenienza. Con “mogano” chiarisci se è Swietenia (americane) o Khaya (africane).
• Certificazioni: filiere FSC/PEFC dove disponibili; per il mogano vero, verifica documentazione e tracciabilità.
• Stagionatura e umidità: su piani e tavoli la UM deve essere in equilibrio con l’ambiente finale; importante per evitare movimenti e fessurazioni.

Quando scegliere sapele, quando mogano



Scegli sapele se:
• vuoi un piano con personalità visiva (ribbon stripe, riflessi) che regge bene l’uso;
• ti serve un tono caldo più accessibile del mogano vero;
• ami finiture opache moderne dove la figura sia protagonista.

Scegli mogano vero se:
• cerchi lavorabilità e stabilità senza pensieri, profilo impeccabile, tono classico;
• vuoi un’estetica sobria e uniforme che invecchia benissimo;
• il progetto premia l’eccellenza “tradizionale” e il budget lo consente.

Considera Khaya se:
• vuoi il mood mogano con peso e costo più contenuti;
• il progetto chiede soluzione “calda” ma non ultra-figurata.

Errori da evitare
1. Chiedere “mogano” senza specificare quale: rischi di confrontare mele con pere.
2. Piallare il sapele come fosse rovere: con fibra intrecciata servono attrezzi perfetti e passate controllate.
3. Pensare che “caldo” significhi lucido: spesso l’opaco profondo valorizza molto di più venatura e ambienti contemporanei.
4. Ignorare la ferramenta del piano: il massello si muove, servono asole/clip che lo assecondino.
5. Sottovalutare la luce: sole diretto fisso su top scuri = viraggi cromatici più rapidi.

FAQ: domande frequenti
Il sapele è davvero più duro del mogano vero?
In media sì: il sapele è più denso/duro e resiste meglio ai segni d’uso, ma è anche più “capriccioso” da lavorare per via della fibra intrecciata. Il mogano vero è più docile e molto stabile.

Il “mogano africano” è mogano vero?
Commercialmente sì, ma botanicamente parliamo di Khaya, non di Swietenia. È una famiglia diversa con aspetto simile e peso/durezza inferiori rispetto al mogano americano medio.

Che finitura rende meglio sul sapele?
Per un look contemporaneo, opaco (UV o oli ibridi) che evidenzia la ribbon stripe senza specchiare. Su pezzi classici funziona anche gommalacca/lacca, ma richiede più cura.

Mogano e sapele vanno bene in cucina?
Sì, se protetti con finiture robuste (UV opaca) e con la normale cura quotidiana (niente pentole roventi, pulizia neutra, asciugatura). Per taglieri/usi diretti col cibo meglio finiture idonee a contatto.

Qual è più “sostenibile”?
Dipende da provenienza e gestione. Chiedi sempre tracciabilità e certificazioni di filiera. Il punto non è il nome, ma come è stato gestito e documentato quel legno.

Conclusione
Sapele e mogano non sono sosia, ma ottime opzioni dentro lo stesso universo “caldo”. Il sapele è il “nuovo mogano” quando vuoi figura, carattere e robustezza a un prezzo ragionevole; il mogano vero resta l’evergreen per chi mette al primo posto stabilità, lavorabilità e classe senza tempo. In mezzo, il Khaya offre il look giusto con più leggerezza. La scelta migliore è quella che incrocia uso reale, finitura e aspettative estetiche e, che rispetta la filiera, dalla foresta al tavolo.

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