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Legno di suar
Caratteristiche dell’esotico rain tree

Tavolobello Srl

Se segui il design degli ultimi anni, avrai notato grandi tavoli monolitici con bordo naturale e venature calde e movimentate. Spesso il protagonista è il legno di suar, chiamato anche rain tree. È un materiale che incuriosisce per dimensioni, estetica e prezzo competitivo rispetto ad altre essenze tropicali. In questa guida raccontiamo come riconoscerlo, che prestazioni offre, quando ha senso sceglierlo e quali accortezze adottare perché renda al meglio. Nota importante: l’articolo è informativo; non implica necessariamente l’uso del suar nelle nostre lavorazioni o collezioni correnti.

Identità e provenienza: cos’è il suar, davvero


Il suar è il legno dell’albero Samanea saman (sinonimo Albizia saman), una Fabacea originaria dell’America centrale ma oggi diffusa e coltivata in molte aree tropicali del Sud-Est asiatico (Indonesia, Thailandia, Filippine), Oceania e Africa. Non rientra nelle liste CITES e, grazie alla chioma ampia e alla crescita in ambienti urbani o agricoli, può fornire tronchi dal diametro importante, motivo per cui si trovano spesso tavole (“slab”) molto larghe, anche in pezzo unico.

Aspetto e carattere visivo: perché piace


Il durame varia dal bruno caldo al cioccolato, con riflessi dorati e una vena marcata che crea effetti “a nastro” nelle zone di fibra intrecciata. L’alburno è chiaro-crema e può generare contrasti netti: c’è chi lo valorizza per un bordo vivo più “wild”, e chi lo elimina per un’immagine più omogenea. La grana è medio-grossa, a poro aperto: oli e finiture opache esaltano bene profondità e movimento, senza “plastificare”.

In arredo il suar comunica subito calore e matericità. Sta bene con metalli scuri (nero grafite, bronzo), pietre chiare e tessuti naturali. È un legno che “riempie” lo spazio, quindi funziona quando vuoi un piano protagonista, non un elemento discreto.

Proprietà tecniche: numeri che aiutano a decidere


Pur con differenze tra lotti e provenienze, in interno è utile ricordare questi ordini di grandezza:
• Densità a 12% U.R.: circa 550–650 kg/m³ → peso medio: meno impegnativo di certe latifoglie dense, ancora solido per piani importanti.
• Durezza Janka: ~4,2–4,8 kN → resistenza media ai graffi; migliore di molte conifere, inferiore a rovere/teak.
• Ritiro e stabilità: moderati; con essiccazione corretta (forno + stagionatura) mantiene piani ampi senza deformazioni eccessive.
• Lavorazione: buona segagione e piallatura; attenzione a strappi nelle zone a fibra incrociata (passate leggere, utensili affilati).
• Incollaggio: in genere positivo con PVA D3/D4; curare l’umidità del legno per giunzioni stabili.
• Finitura: risponde molto bene a oli naturali e vernici all’acqua/UV opache; le alte lucentezze mettono in evidenza polvere e micro-segni.
Tradotto: il suar è abbastanza robusto per tavoli da pranzo e consolle, ma non è un “carro armato”. Come tutte le essenze, non ama calore diretto (pentole bollenti) e tagli a contatto.

Vantaggi e limiti: aspettative realistiche
Vantaggi
• Tavole extra-large: facilità nel reperire slab larghi per piani monoblocco con bordo vivo.
• Estetica accogliente: bruno-dorato con vena importante, senza chiudersi nel nero.
• Stabilità adeguata: su piani ben essiccati, movimenti stagionali gestibili con un progetto corretto.
• Lavorabilità: nessuna strumentazione “esotica”; finiture naturali rendono molto.

Limiti
• Durezza media: graffi e ammaccature possono comparire con uso “intenso” senza protezioni.
• Fessurazioni possibili su spessori importanti se l’essiccazione non è stata accurata (checking).
• Durabilità all’esterno: limitata senza cicli protettivi impegnativi; meglio impieghi indoor.
• Alburno attivo: più sensibile a agenti biologici; va selezionato o isolato in fase di progetto.

Quando ha senso scegliere il suar (e quando no)


Sì, se cerchi…
• un tavolo “statement” con bordo vivo o sagoma organica;
• un bancone unico, con forte presenza materica;
• pannelli e boiserie calde in ambienti contemporanei;
• un buon compromesso fra impatto visivo e peso su piani > 2 metri.

Meglio orientarsi altrove se…
• vuoi un top “da battaglia” per uso intensivo (calore, coltelli, urti): serve finitura molto robusta e comportamenti attenti;
• hai bisogno di uniformità cromatica perfetta: il suar è naturalmente mosso;
• cerchi un legno per esterni a bassa manutenzione: non è un sostituto del teak.

Finiture consigliate: valorizzare senza snaturare
• Olio di tung / oli ibridi a poro aperto: tatto caldo, profondità della vena, ritocchi diffusi semplici. Due-tre mani con carteggiatura fine fra gli strati.
• Vernice all’acqua/UV opaca (4-gloss): effetto naturale, ottima resistenza a macchie e segni, manutenzione minima.
• Stabilizzazioni locali: farfalle (dutchman) in massello duro e colate di resina trasparente solo dove serve per fermare fessure vive, senza “ingessare” l’intero piano.
• Alte lucentezze: da riservare a pezzi a bassa usura; rendono spettacolare la vena, ma evidenziano graffi.

Progettazione: dettagli che allungano la vita al piano
Un massello “felice” è un massello lasciato muovere. Ecco le accortezze che contano:
• Umidità corretta (8–12% per interni riscaldati) e tavole ben stagionate.
• Asolature e ferramenta “figure-8” per fissare il top al basamento consentendo dilatazioni trasversali.
• Base dimensionata: gamba centrale? Sì, ma con piastra e spessori calcolati su peso e sbalzi.
• Selezione estetica: gestisci l’alburno (includerlo o escluderlo con coerenza) e allinea la vena sui lati “a vista”.
• Bordo vivo: spazzolatura accurata e sigillatura per evitare sfogliamenti o schegge.

Manutenzione quotidiana: piccole abitudini, grandi risultati
• Pulizia: panno morbido e detergente neutro; asciuga subito i liquidi.
• Calore: sottopentola o sottobicchieri; nessuna finitura tollera il contatto diretto con pentole roventi.
• Ritocchi: su oli/cere basta micro-levigare (grana fine) e ripristinare localmente; sulle vernici opache i micro-segni si notano poco, i danni profondi richiedono intervento professionale.

Sostenibilità e filiera: cosa chiedere al fornitore
Il suar proviene spesso da alberi urbani o piantagioni; è un punto a favore, ma la vera differenza la fanno:
• documenti di provenienza e legalità (quando possibile, certificazioni come FSC);
• essiccazione controllata (forno + tempi adeguati) per limitare tensioni interne;
• finiture a basse emissioni (VOC) e colle conformi alle normative.
La sostituzione di grandi quantità di materiale “nobile” con un singolo slab riduce giunzioni e sfridi; al tempo stesso richiede attenzione per evitare scarti dovuti a fessure tardive: una selezione onesta è la vera sostenibilità.

Errori comuni da evitare
1. Fissaggi rigidi su tutta la larghezza del piano: al primo cambio stagione arrivano crepe o imbarcamenti.
2. Prolunghe improvvisate con slab non essiccati: la fessura è questione di tempo.
3. Finitura lucida in ambienti molto luminosi: riflessi e impronte sempre in evidenza; l’opaco profondo è più “vivibile”.
4. Trascurare l’alburno: è più tenero e sensibile; decidere prima se farne un elemento estetico o eliminarlo.

Domande frequenti sul legno di suar


Il suar è adatto a un tavolo da pranzo quotidiano?
Sì, a patto di partire da tavole ben essiccate e scegliere una finitura coerente con l’uso (UV opaca per minima manutenzione, oli per tatto caldo e ritocchi semplici). Evita il contatto diretto con lame e calore.

È vero che fessura facilmente?
Può succedere su spessori importanti se l’essiccazione non è stata corretta. Le farfalle e le stabilizzazioni localizzate riducono il rischio, ma la qualità del legno in ingresso resta decisiva.

Si può usare all’esterno?
Non è l’equivalente del teak. All’aperto richiede cicli protettivi impegnativi e manutenzione periodica; per durabilità bassa-manutenzione meglio altre essenze.

Meglio olio o vernice?
Dipende dall’obiettivo: olio di tung per profondità e ripristini facili, vernice all’acqua/UV opaca per praticità quotidiana.

Come riconosco uno slab “giusto”?
Controlla umidità (8–12% per interni), regolarità della fibra, eventuali fessure già stabilizzate, taglio coerente e documenti di origine.

Il legno di suar è una scelta affascinante quando desideri un piano importante, scenografico e caldo, con un peso gestibile e una vena che racconta. Come ogni massello, dà il meglio se selezionato ed essiccato bene, progettato con ferri che ne rispettano i movimenti e protetto da una finitura coerente con l’uso reale. Vuoi confrontarlo con altre essenze o cercare alternative più dure o più stabili? Nelle nostre guide trovi schede su rovere, noce, frassino termotrattato e molte altre: una buona base per scegliere con testa prima ancora che con gli occhi.



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